T. A. R. Reggio Calabria, sent. 3 febbraio 2003, n. 33, in
materia di occupazione appropriativa
F A T T O
Con ricorso notificato il 26 settembre 2001 e regolarmente depositato
Antonio NESCI e Francesco Saverio NESCI, in proprio e
quale procuratore generale di Vincenzo e Clotilde NESCI, questi ultimi
tre eredi di Domenico NESCI, illustrata la vicenda
espropriativa che, sin dal 1988, aveva interessato alcuni immobili
di loro proprietà siti nel Comune di Bova Marina, chiedevano
l’annullamento del decreto prefettizio di occupazione d’urgenza del
17 luglio 2001, in epigrafe indicato, per violazione di legge ed
eccesso di potere sotto il profilo del travisamento dei fatti e della
inutilità ed illogicità manifesta, nonché il risarcimento
di tutti i
danni subiti in relazione a a) periodi di occupazione illegittima;
b) occupazione acquisitiva; c) occupazione di mero fatto, con
irreversibile trasformazione dei fondi; d) creazione di relitti non
utilizzabili; e) modificazione ed insufficiente nuova regimazione
del deflusso naturale delle acque meteoriche, con la conseguenza di
un allagamento della restante proprietà.
A sostegno delle proprie pretese producevano, oltre a numerosi documenti,
anche due perizie stragiudiziali.
Si costituiva la Prefettura e l’A.N.A.S, contestando tanto la richiesta
di annullamento del decreto prefettizio del 17 luglio 2001,
quanto le pretese risarcitorie avanzate, a vario titolo, dai ricorrenti,
anche sotto il profilo del proprio difetto di legittimazione
passiva.
Non si costituivano, invece, le imprese intimate, esecutrici dell’opera
e delegate per la procedura espropriativa, ed all’udienza
camerale del 10 ottobre 2001, il Tribunale fissava per il successivo
23 novembre, ai sensi dell’art. 23 bis l.n. 1034/71, l’udienza
per la discussione nel merito, in esito alla quale, acquisite nuove
memorie e sentite le parti, disponeva verificazione.
Depositata dal verificatore in data 17 giugno 2002 una relazione scritta,
la parte ricorrente provvedeva a depositare memoria e
rilievi tecnici ed all’udienza pubblica del 16 luglio 2002 la causa
è stata posta in decisione.
D I R I T T O
1. Occorre dapprima dare conto dell’iter del procedimento ablatorio
che ha interessato gli immobili dei ricorrenti.
Con decreto del Ministro LL.PP. 15.5.1986 veniva approvato il progetto
di ammodernamento della SS. 106 e dichiarata la pubblica
utilità, indifferibilità ed urgenza, venivano fissati
i termini per i lavori e le espropriazioni in trentasei mesi e cinque anni.
Con successivo decreto del 7.3.1988 le procedure espropriative erano
delegate all’impresa MAZZITELLI, aggiudicataria del
relativo appalto, la quale, con decreto 5.5.1988 n. 588 del Prefetto
di Reggio Calabria, veniva autorizzata ad occupare d’urgenza,
per tre anni, gli immobili di proprietà di NESCI Antonio e Domenico,
in Bova Marina, in catasto al fg. 37, partt. 34, 36, 9, 37, 17,
16 e 14, per una estensione di mq. 47.500, e provvedeva così
ad immettersi nel possesso dei beni in data 27.6.1988.
L’occupazione, pur ricadendo nell’ambito di applicazione della proroga
biennale ex art. 22 l. 20 maggio 1991 n. 158, scadeva il
15.5.1991 per decadenza della dichiarazione di pubblica utilità.
In data 3.2.1993 veniva emesso nuovo decreto di occupazione, sulla base
di nuova dichiarazione di pubblica utilità del
12.11.1992, correlata all’approvazione del progetto 14 marzo 1986 n.
6171 e della perizia di variante dell’8 maggio 1991 n.
14206, con nuova fissazione dei termini ai sensi dell’art. 13 l. 25.6.1865
n. 2359 in cinque anni, fino dunque al 12.11.1997.
Il nuovo piano parcellare interessava quasi tutta la proprietà
NESCI, in catasto al fg. 37, che era stata oggetto della precedente
occupazione, nonché aree comprese in particelle non interessate
dalla precedente occupazione, quali le partt.35, 87, 88, 85 e 86,
per un totale di mq. 51,930.
La procedura era nuovamente delegata alla ditta MAZZITELLI, che con
decreto prefettizio 3.2.1993 n. 62 era autorizzata
all’occupazione d’urgenza sino al 12.11.1997 ed in data 16.3.1993 provvedeva
alla immissione in possesso.
In detta circostanza la società – a dire dei ricorrenti - occupava
di fatto anche cospicue aree limitrofe non comprese nel piano
parcellare, ed esattamente mq. 7.750 per il sedime stradale e mq. 16.360,
trasformati in discarica di materiale di risulta.
Mentre durante il primo periodo di occupazione i terreni occupati non
venivano trasformati, in questa seconda fase le opere
erano eseguite e tutte le aree impegnate erano irreveserbilmente modificate.
In data 18.8.1998 l’A.N.A.S. riapprovava il vecchio progetto dell’opera
ed una variante, che, ricomprendendo le aree occupate di
fatto, estendeva da mq. 51.930 a mq. 61.400, la superficie già
appartenuta ai ricorrenti e – secondo la loro prospettazione – da
tempo in buona parte definitivamente trasformate e, quindi, già
divenute di proprietà dell’amministrazione.
Fissava in giorni 365 il termine per il compimento dei lavori ed in
giorni 1825 il termine per le espropriazioni, con scadenza
dunque il 18 agosto 2003.
In data 30 giugno 1999 l’impresa BULFARO, medio tempore subentrata alla
società MAZZITELLI nell’appalto, notificava ai NESCI
due decreti prefettizi (peraltro, con lo stesso numero di protocollo,
ma con date differenti ed uno di essi privo di firma), i quali,
richiamata la nuova dichiarazione di pubblica utilità del 18.8.1998,
autorizzavano l’occupazione di 3.865 mq. della part. 2 e
11.650 mq. della part. 34, ma, non potendosi procedere all’accertamento
della consistenza effettiva della part. 34 a cagione dei
lavori già effettuati su di essa, la formale immissione in possesso
era rinviata sine die.
Con atto del 30.5.2000 la Prefettura avvisava dell’inizio di una nuova
procedura ablatoria per il completamento della variante SS
106 gli istanti, i quali provvedevano a notificare a tutti i soggetti
interessati un atto stragiudiziale, con cui tra l’altro diffidavano
la Prefettura dal proseguire una procedura ablatoria per aree già
acquisite alla sfera dell’occupante a titolo originario ed illecito.
In data 11 settembre 2001 gli istanti ricevevano la notifica del decreto
prefettizio d’occupazione d’urgenza del 17 luglio, col quale
l’Ente Nazionale Strade era autorizzato ad occupare in via temporanea
ed urgente sino al 21.10.2003 mq. 3.865 della part. 2, e
per intero le part. 136 e 139 (derivate da un frazionamento rispettivamente
della part. 34 e della part. 36) estese
rispettivamente mq. 6.830 e mq. 5.280.
2. Tale ultimo decreto è stato impugnato dagli odierni ricorrenti,
i quali osservano da un lato che la part. 36, da cui deriva la
part. 139, non rientrava nel piano particellare del 1998, e dall’altro
che, comunque, la nuova procedura riguarderebbe aree in
buona parte già di proprietà dell’amministrazione a seguito
della loro irreversibile trasformazione.
La domanda di annullamento è infondata.
Presupposto del decreto in questione è la dichiarazione di pubblica
utilità del 18 agosto 1998, con la quale si è provveduto
a
riapprovare il progetto 14 marzo 1986 n. 6171 e la perizia di variante
tecnica e suppletiva dell’8 maggio 1991 n. 14206.
Il piano particellare ad essa allegato contemplava due lotti di terreno,
estesi oltre 14.000 mq., rientranti nella part. 36, sicchè
legittimamente la part. 139 costituisce oggetto dell’impugnato decreto.
La questione poi della effettiva proprietà dell’area in questione
non attiene alla legittimità del provvedimento di occupazione, ma
venendo meno l’oggetto (bene di proprietà altrui), ne determinerebbe
al più la nullità ed esso andrebbe dichiarato tamquam non
esset.
3. Oltre a chiedere l’annullamento del suddetto decreto, i ricorrenti
domandavano anche :
La restituzione delle aree comprese nel piano parcellare approvato con
D.M. 12.11.1992, non trasformate;
La realizzazione delle opere di deflusso al mare delle acque meteoriche,
necessarie per la salvaguardia della rimanente proprietà
da altri allagamenti;
Il risarcimento dell’occupazione illegittima dal 15.5.1991 al 16.3.1993
delle aree occupate in forza del decreto del Prefetto di
Reggio Calabria 5.5.1988 n. 588 pari a £ 701.893.835, oltre rivalutazione
ed interessi;
Il risarcimento per la perdita della proprietà delle aree comprese
nel piano parcellare approvato con D.M. 12.11.1992 ed
irreversibilmente trasformate pari a £ 4.553.382.680, oltre rivalutazione
ed interessi;
Il pagamento del valore delle aree occupate di fatto e trasformate,
o in sedime delle opere, o in discariche irrecuperabili ed
intercluse, pari a £. 2.464.425.725, oltre rivalutazione ed interessi;
Il pagamento dei frutti perduti a causa degli allagamenti dell’autunno
1996 pari a £ 70.000.000, oltre rivalutazione ed interessi.
A corredo delle domande restitutorie e risarcitorie i ricorrenti depositavano
due perizie giurate, in cui le stime – come sopra
riportate –sono eseguite sulla base dei valori di mercato indicati
dall’A.N.A.S. nella sua offerta d’indennità.
4. Prima di esaminare nel merito le predette domande è indispensabile
affrontare il problema dell’ambito della giurisdizione
esclusiva del giudice amministrativo con particolare riguardo al settore
dell’espropriazione.
Con la sentenza n. 1025 del 23 giugno 2000 questo giudice ha avuto modo
di occuparsi del suddetto problema, giungendo a
declinare integralmente la propria giurisdizione sul presupposto che
la materia dell’espropriazione, ed in particolare la fattispecie
dell’accessione invertita, non rientrasse nell’ambito di applicazione
degli artt. 34 e 35 D.l.vo 31 marzo 1998 n. 80.
Oggi, dopo l’intervento della l. 21 luglio 2000 n. 205 e l’approvazione
del T.U. in materia di espropriazione per pubblica utilità
(non ancora entrato in vigore), il Collegio ritiene di non poter che
prestare ossequio all’orientamento opposto, certamente
prevalente, espresso, fra l’altro, anche di recente dal Consiglio di
Stato, in sede di appello avverso la predetta sentenza.
Con la decisione della IV sezione, la n. 3819 del 9 luglio 2002, il
Consiglio di Stato, valorizzando il dato letterale rappresentato
dall’art. 34, III co., ed il dato teleologico, costituito dalla stretta
relazione ritenuta intercorrente tra la materia urbanistica e la
materia dell’espropriazione ha, infatti, optato per una nozione ampia
di urbanistica tale da assorbire tutti gli aspetti dell’uso del
territorio e che si estende così ai procedimenti di esproprio,
comprendendo sia la dichiarazione di pubblica utilità, sia gli atti
di
occupazione d’urgenza e relativi comportamenti esecutivi.
Ragioni di coerenza sistematica inducono, pertanto, il Collegio a ritenere
la propria giurisdizione anche sui comportamenti con
valenza espropriativa, inclusa l’accessione invertita e l’occupazione
di fatto rivelatasi funzionale alla realizzazione dell’opera
pubblica, con esclusione delle mere attività materiali estranee
al fenomeno ablatorio.
Deve, comunque, darsi atto che il giudice d’appello nella ricordata
decisione n. 3819/02 ha precisato – in ciò confermando
l’orientamento espresso dal Tribunale – che la giurisdizione esclusiva
ex artt. 34 e 35 abbraccia sì la materia dell’espropriazione,
ma "in difetto di una valida e perdurante dichiarazione di pubblica
utilità dell’opera in ragione della quale è stata disposta
l’espropriazione di un fondo non si realizza il fenomeno della c.d.
accessione invertita, ma soltanto un fatto illecito, generatore
di danno", sicché per le apprensioni di aree integralmente sine
titulo permane la giurisdizione del giudice ordinario.
Il Tribunale, pur condividendo in linea generale ed astratta il distinguo
operato dal giudice d’appello, atteso che la cognizione sui
diritti da parte del giudice amministrativo resta, nella vigente previsione
costituzionale, di tipo eccezionale, ritiene che, una
volta assorbita nell’alveo della giurisdizione esclusiva anche l’espropriazione
e considerato che la predetta giurisdizione coinvolge
anche i "comportamenti", sia contrario alla ratio semplificativa della
giurisdizione esclusiva creare ulteriori differenziazioni nel
contesto di vicende sostanzialmente unitarie.
Peraltro, seguendo il predetto orientamento, si corre il grave rischio
di orientare diversamente la giurisdizione sulla c.d.
occupazione usurpativa, a seconda che la dichiarazione di pubblica
utilità non sia stata mai adottata da quella in cui essa invece
esista, ma sia illegittima ed il privato la impugni, chiedendo anche
il consequenziale risarcimento del danno.
Da quanto ora detto ne discende che deve dichiararsi sussistente la
giurisdizione del giudice amministrativo, tranne che per le
domande di cui al punto b) e f), ove le richieste risarcitorie o di
condanna rinvengono il loro presupposto in una attività
meramente materiale, che trova solo occasione, ma non causa in una
procedura pubblica funzionale all’uso del territorio.
Procedendo poi ad esaminare le ulteriori richieste dei ricorrenti, il
Collegio rileva l’infondatezza della richiesta di restituzione
delle aree comprese nel piano parcellare approvato con D.M. 12.11.1992,
non trasformate.
Così come dedotto dalla difesa erariale nella memoria dell’8-9
novembre 2001, la suddetta richiesta integrerebbe un’ipotesi di
retrocessione parziale, non attuabile, non essendo intervenuta e non
essendo stata neppure richiesta la dichiarazione di
inservibilità da parte dell’amministrazione.
In ogni caso, per dette aree è ancora vigente la dichiarazione
di pubblica utilità approvata dall’E.N.S. in data 18 agosto 1998,
sicché in nessun caso se ne potrebbe ordinare la restituzione
al privato proprietario.
Non può del pari essere accolta la domanda di risarcimento dell’occupazione
illegittima dal 15 maggio 1991 al 16 marzo 1993,
mancando la prova del perdurare della concreta occupazione dell’area
da parte dell’amministrazione, risultando, invece, per
ammissione degli stessi ricorrenti che nel predetto periodo i lavori
non ebbero neppure inizio ed il terreno non fu interessato da
alcun intervento concreto.
Meritevole di accoglimento è, invece, la domanda di risarcimento
del danno c.d. da accessione invertita.
Dall’istruttoria svolta emerge che alla data di scadenza del periodo
di occupazione legittima, autorizzata con decreto prefettizio
3.2.1993 n. 62, le aree interessate erano irreversibilmente trasformate,
senza che fosse però intervenuto un decreto
d’esproprio.
Si è così verificato – secondo la nota giurisprudenza
della Cassazione inaugurata con la sentenza 26 febbraio 1983 n. 1464 -
per
effetto dell’attività di trasformazione del bene, assistita
da efficace dichiarazione di pubblica utilità, l’effetto
estintivo-acquisitivo del diritto di proprietà.
Sulla esatta individuazione ed estensione delle aree occupate ed interessate
dalla realizzazione della strada o, comunque,
irreversibilmente trasformate il Tribunale ritiene che possa reputarsi
valida la stima offerta dai ricorrenti, complessivamente
pari a mq. 48.070.
Circa l’importo spettante a titolo di risarcimento deve osservarsi che
– così come prospettato dai ricorrenti - non può trovare
applicazione il comma 7 bis dell’art. 5 bis della l. 8 agosto 1992
n. 359, trattandosi di occupazione divenuta illegittima dopo il 30
settembre 1996, ed esattamente il 12 novembre 1997.
Il valore di mercato per mq. può fissarsi – tenuto conto del
complesso delle risultanze istruttorie nonchè dei rilievi formulati
dai
ricorrenti in sede di memoria conclusiva - in £ 68.880 riferito
all’anno 1993, che rivalutato del 17,67% al 1997, sarà pari a £
81.051 a mq.
L’importo complessivo dovuto a titolo di risarcimento del danno per
la perdita della proprietà delle aree suddette a seguito di
accessione invertita sarà, dunque, pari a £ 3.896.121.570,
oltre rivalutazione dal 13.11.1997 alla data di deposito della presente
sentenza, ed interessi dal 13.11.1997 al soddisfo, al cui pagamento
sono tenuti in solido l’A.N.A.S. e l’impresa MAZZITELLI.
Spetta anche il risarcimento per le aree occupate di fatto per la realizzazione
della strada ed esattamente mq. 7450 della part. 34
e mq. 300 della part. 36, per un importo complessivo di £ 533.820.000,
valore riferito al 1993, da rivalutarsi dal 26 settembre
2001 sino alla data di deposito della sentenza, oltre interessi sempre
dalla domanda al soddisfo, con solidarietà passiva
dell’A.N.A.S. e dell’impresa MAZZITELLI.
Non può accogliersi la domanda risarcitoria, invece, in relazione
alle ulteriori aree che, pur non occupate, sarebbero, a dire dei
ricorrenti, intercluse o inutilizzabili, perché coperte da materiali
di risulta.
Il Tribunale ritiene che intanto per esse – come accertato anche dal
consulente d’ufficio - non sia possibile ritenere integrato il
requisito della radicale ed irreversibile trasformazione, in quanto
non risulta l’esistenza di un bene nuovo, incompatibile con
l’originaria destinazione dell’area.
Non risulta poi con assoluta certezza la natura dei materiali depositati
in rapporto all’originaria situazione (vd. pag. 19 della
relazione), né che si tratti di aree intercluse ed inutilizzabili,
essendo anzi ipotizzabile anche un incremento di valore a seguito
della realizzazione della strada (vd. pag. 31 della relazione),
Infine, la domanda di risarcimento per la perdita di proprietà
di mq. 3.865 della part. 2, occupati il 15 ottobre 2001, è
processualmente inammissibile, risultando per la prima volta formulata
in memoria conclusiva non notificata alla controparte. In
ogni caso, restando in vita e l’ultima dichiarazione di pubblica utilità,
quanto il decreto d’occupazione relativo, in nessun caso
potrebbe dichiararsi la perdita della proprietà per accessione
invertita.
Stante l’esito della lite, le spese, liquidate come da dispostivo, possono
essere compensate per metà, ad eccezione delle spese di
consulenza, che si liquidano in complessivi 6.853 € (di cui 3.853
per spese documentate) che devono essere interamente poste a
carico delle parti soccombenti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria - Sezione Staccata
di Reggio Calabria - definitivamente pronunciando sul
ricorso in epigrafe indicato, accoglie in parte il ricorso e per l’effetto
condanna in solido l’A.N.A.S. e la S.p.A. Ing. Giuseppe
MAZZITELLI a pagare ai ricorrenti £ 3.896.121.570, pari a 2.012.178,87
€ oltre rivalutazione dal 13.11.1997 alla data di deposito
della presente sentenza, ed interessi dal 13.11.1997 al soddisfo, nonché
£ 533.820.000, pari a 275.695,02 €, oltre rivalutazione
dal 26 settembre 2001 sino alla data di deposito della presente sentenza,
ed interessi dalla stessa data al soddisfo.
Dichiara il proprio difetto di giurisdizione sulle domande di cui al
punto b) ed f) delle conclusioni.
Rigetta le restanti domande.
Condanna in solido l’A.N.A.S. e la S.p.A. Ing. Giuseppe MAZZITELLI a
rimborsare ai ricorrenti la metà delle spese processuali,
liquidate in € 9.000, oltre IVA e CPA, oltre le spese della consulenza
d’ufficio, pari a complessivi € 6.853. Dichiara compensata la
restante metà.
Ordina all’autorità amministrativa di eseguire la presente sentenza.
Così deciso in Reggio Calabria, nella Camera di Consiglio del
16 luglio 2002.
IL GIUDICE ESTENSORE
F.to C.Criscenti
IL PRESIDENTE
F.to L.Passanisi
Depositata il 3/02/2003.
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